L'Ultima Torcia: dalla parte dei giocatori

di Silvia Lucia Valori.

Vi è piaciuto giocare ai videogiochi action RPG come Diablo? Allora vi piacerà anche L'Ultima Torcia. Non perché il nuovo gioco di ruolo fantasy di Matteo Cortini e Leonardo Moretti (ed. Serpentarium) sia un clone cartaceo del famoso videogame, ma perché la sensazione che alcuni di voi avranno sarà esattamente quella semplicità e immediatezza che hanno reso famosi e divertenti certi capolavori da tastiera. 

Scelgo un Ruolo, una Razza, un equipaggiamento che comprende abiti malmessi e oggetti di prima necessità, un'arma di qualità infima e nella lista delle Abilità (per il momento) ho una sola voce da elencare. In breve tempo compilo la scheda con i punteggi e ho un Avventuriero pronto a partire, affrontare nemici, recuperare tesori, accumulare punti Avventura, diventare più abile, guadagnare fiorini e spenderli tutti in taverna o per comprare armi e pozioni. E via, si riparte.

La storia non deve essere necessariamente complicata, bastano una trama ben congeniata, uno scopo semplice ma efficace e la volontà di divertirsi insieme.

Ma allora come evolve il gioco nel tempo? 

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Se parliamo di videogame (o di uno stile di gioco nel GdR che li ricordi), la complessità è data dall'ansioso aumentare delle abilità a nostra disposizione, dall'imbarazzante quatità di equipaggiamento che il personaggio trasporta con disinvoltura in lungo e in largo per foreste, deserti e montagne innevate; da quel delicato e snervante equilibrio tra diteggiatura sulla tastiera (o sui dadi!) e combinazione di protezioni, buffer, attacchi, incantesimi, alleati, famigli, statistiche e resistenza fisica del giocatore.

Niente a che vedere con L'Ultima Torcia, non è questa l'intenzione del gioco.

Allora qual è la sua vera complessità? Qual è quel fattore che non farebbe annoiare neanche il giocatore più tecnico? Quella caratteristica che non fa pensare al gioco come qualcosa di "semplice", ma di ben congeniato? 

È il realismo insito nella meccanica di gioco. L'essenzialità del regolamento fa sì che il giocatore si trovi a fare i conti con la fame e la sete, la mancanza di risorse, i limiti fisici ed energetici del proprio personaggio, a far affidamento sulle Abilità che lo contraddistinguono e su quelle dei suoi compagni. Perché fare l'avventuriero è un mestiere duro e letale, e al momento giusto anche una misera torcia può salvare la vita di tutti. 

"Less is More" diceva Ludwig Mies Van Der Rohe, e quanti di voi hanno familiarità con l'architettura saranno ormai stanchi di sentire questa citazione in ogni contesto.
Tuttavia, è perfetta per questo gioco di ruolo. 
L'espressione vuole sintetizzare quel processo di sottrazione che semplifica un'idea, lasciando solo la parte essenziale, senza banalizzarla. 

Nel caso de L'Ultima Torcia, la meccanica (che si basa sul tiro del dado da 10) è stata semplificata fino al punto in cui – ciò che fa realmente la differenza tra sopravvivere e creare un nuovo personaggio – sono le idee dei giocatori, le strategie collaborative, l'interpretazione e la voglia di passare qualche ora insieme senza grossi sforzi organizzativi.

E che il dado sia con voi.

Hydra Team

63074, Italy